Novembre 2, 2007

Intervista a Bruno Moltrasio

moltrasioBruno Moltrasio, trader privato, formatore e autore di numerosi testi e articoli per riviste e siti internet specializzati. Coautore del libro “Dalle strategie direzionali allo spread trading”, ha recentemente fondato il portale www.alpha2.it. A Tradando2008 i sui interventi riguarderanno lo spread trading. 1. Raccontaci un “salvataggio sulla linea”, un’operazione che poteva portare a una grande perdita, evitata alla fine. Quale dote ti ha aiutato di più?I salvataggi sulla linea erano piuttosto frequenti nel periodo iniziale del mio trading. Su tutti ne ricordo in particolare uno su Verisign, titolo trattato sul mercato Nasdaq. Il titolo subito dopo il mio ingresso cominciò a perdere quota. Se non ricordo male erano i primi giorni del 2000, e non si poteva credere che un titolo restasse negativo per più di due giorni di seguito, così al terzo giorno di ribasso e in quelli che seguirono, cominciai a mediare, cioé a comprare nuovi lotti del titolo.More... Sudavo freddo perché la perdita si era fatta ingente e avevo ormai investito praticamente tutto il capitale destinato al trading su un unico titolo che dal mio iniziale punto di ingresso aveva ormai perso oltre il 30%. Quando ormai disperavo di poter resuperare la perdita, il titolo recuperò miracolosamente tutto il terreno perso in una sola settimana. Appena tornato in pari, mi affrettai a liquidare tutta la posizione. Naturalmente Verisign andò poi a toccare nuovi massimi e alla gioia per aver salvato il trade sulla linea subentrò la frustrazione per il mancato guadagno. Insomma un cocktail di errori da non ripetere. Quale dote mi aiutò di più? Inutile negarlo: la fortuna!!2. Solitamente un trader si specializza in pochi mercati. Qual è il tuo, quale sceglieresti per cambiare e perché?Sotto questo punto di vista mi rendo conto di essere un pò peculiare, perché a me piace fare trading a tutto campo. Gli amici dicono che, se fosse possibile, traderei anche i sassi e forse hanno ragione. Ho iniziato con i covered warrant, per poi passare alle azioni italiane e quindi al mercato azionario USA. Sono poi sbarcato nel mondo dei futures e delle commodities. Sono nato come scalper sui cw per poi diventare day trader; attualmente mi dedico anche alle operazioni di swing e spread trading. Recentemente mi sono avvicinato al mondo delle opzioni che per me, nato come trader sui cw, è un po’ un ritorno alle origini.letture Bruno Moltrasio Franco Ellena3. Il trading è una metafora della vita, come ogni attività nella quale un uomo mette tutto se stesso. Cosa non può mancare in questa metafora, ma indica una cosa sola…?Senza dubbio la fiducia in se stessi.4. Uscire da un trade è più difficile che entrare, e forse il talento sta proprio in come si esce. Tu su che basi lo fai, quando non lo hai deciso in anticipo?La prima cosa che valuto prima di aprire in un trade è proprio il punto di uscita: il target dipende dal tipo di trade cha apro. In genere li individuo in rapporto allo stop loss ma possono anche essere grafici o, ancora, monetari (ad esempio nello spread trading).5. Dopo tanti anni, forse sono stupido, ma non ho capito ancora bene la differenza tra investimento e speculazione, a parte forse la durata… tu che idea hai?Se ti dicessi che forse siamo in due ad essere stupidi ?6. Cosa fai dopo un trade sbagliato per colpa tua?Cerco di capire perché ho sbagliato per non ripetere l’errore in futuro.7. È possibile operare per anni sempre con la stessa tecnica?Non sempre, perché i mercati cambiano: ma spesso è sufficiente adattare la propria tecnica alle mutate condizioni di mercato per continuare ad utilizzarla in modo proficuo.8. Che peso ha lo studio nel mantenimento di buone performance? È possibile continuare a guadagnare senza studiare?E’ essenziale, ma poi occorre anche disciplina. Se prepari con cura un piano di trading e poi non ti ci attieni… lo studio diventa inutile.9. Trading part time o trading a tempo pieno. In cosa sono simili e in cosa sono diversi?In comune hanno lo studio che c’è a monte che richiede il medesimo sforzo. Il trading part time ti consente di mantenere il contatto con il mondo esterno ma rischia di farti perdere la sensibilità al mercato. Forse sono il dritto e il rovescio di una stessa medaglia.

Avvocato, opera in Borsa dal 1998 come trader privato. Ha redatto per il quotidiano MF - Milano Finanza, la rubrica settimanale “Vita da Trader”. Autore di numerosi testi e articoli per riviste e siti internet specializzati in materia finanziaria, è coautore del libro Dalle strategie direzionali allo spread trading, edito da Trading Library. Relatore a numerosi corsi di analisi tecnica in tutta Italia sulle proprie tecniche di trading, ha recentemente fondato il portale www.alpha2.it.

10. Per cosa sono utili i software, in cosa sono inutili, in cosa addirittura dannosi?Un software non può che essere uno strumento molto utile per il trader, a patto di capirne il funzionamento sottostante. Un esempio per capirci meglio: se un software genera un segnale di acquisto voglio sapere su quali basi quel segnale è generato.11. Ogni trader nella ricetta operativa mette il money management. Ci dici cosa è e cosa concretamente significa, al di là delle definizioni?Money management significa saper gestire il proprio capitale di trading e, soprattutto e ancora prima, quello psicologico. A mio avviso è il vero segreto del successo nel trading.12. Cosa è per te un contrarian?Uno che fa di testa sua, senza seguire i “consigli per gli acquisti”.13. Un’altra regola d’oro è “la disciplina”. Ma dire che “bisogna essere disciplinati” è un po’ come dire che “bisogna essere intelligenti”. Potresti aggiungere qualcosa?Per me nel trading la disciplina equivale a rispetto del metodo. La bella notizia è che per essere disciplinati non occorre avere un quoziente di intelligenza superiore alla media.14. Fare il trader a tempo pieno è una scelta o un obbligo, perché i prezzi comunque ti occupano la mente in continuazione?E’ sicuramente una scelta: personalmente il trading continua a divertirmi, anche se in effetti assorbe molto del mio tempo.15. La prima regola di Paul Tudor Jones è “proteggi quello che hai”. A parte i soldi, cosa deve proteggere un trader sopra ogni cosa?Il proprio capitale psicologico.16. Secondo molti la dotazione di capitale psicologico è forse più importante del capitale finanziario. Qual è l’aspetto più rilevante del tuo capitale psicologico?Senz’altro la motivazione, come in ogni altra attività imprenditoriale, anche nel trading è determinante essere motivati. Prova ne sia che i migliori trade li metto solitamente a segno subito dopo aver subito una perdita.17. Ma un approccio “militare” non semplifica tutto? E non fa piazza pulita della psicologia e altri ostacoli?Ci vuole il giusto equilibrio, come in tutte le cose della vita. Ogni tanto uscire dal seminato, provare cose nuove, tecniche diverse, anche solo per divertirsi o come sfida… anche se sai già che andrà a finire male… può fare bene al proprio ego, anche se apprentemente può sembrare un controsenso.18. Esistono gli imprevisti, o lo stop loss usato rigidamente li elimina di fatto?Io uso sempre lo stop loss, ma non per questo dico che sia un toccasana. Serve solo a conservare il proprio capitale per consentirti effettuare altre operazioni, questa volta positive. Ovvio che, senza una tecnica valida, lo stop loss serve solo a prolungare l’agonia.19. Cosa è più formativo per te come trader? Alludo all’attività di pensiero che più ti rafforza per operare…Sembra incredibile, ma il mio successo nel trading, inteso come stabilità delle performance, è coinciso con l’inizio della mia attività di formatore. Tenere corsi sulle mie tecniche di trading mi ha obbligato, per coerenza, ad applicare nella realtà quello che predicavo ai corsi. Un esempio su tutti riguarda proprio lo lo stop loss: inutile metterlo se poi lo sposti o, peggio ancora, lo togli del tutto. Bene, era quello che facevo spesso prima di insegnare agli altri che non si deve fare. Ora non mi succede più.20. Nel trading disciplinato che spazio c’è per l’intuito?Assolutamente si, a patto che faccia parte di quella piccolissima porzione di trading residuale cui accennavo prima e che distingue l’uomo dalla macchina.21. E per il talento? Cioè, cosa porta a performance diverse due trader che usano esattamente le stesse tecniche?E’ innegabile: nel trading il talento ha un suo ruolo.22. Una buona parte dei trader di alto livello scrivono libri, e sugli altri c’è chi scrive libri. A cosa serve (a parte i diritti d’autore): a chiarirsi le idee, a diventare più famosi, a far parte di una comunità più ampia? Puro narcisismo?Ho scritto un libro per una promessa fatta ad un grande amico, Michele Maggi che non è più tra noi e al quale devo molto della mia crescita professionale come trader.23. Cosa si può imparare dai libri di altri trader? Siamo sicuri che dicano proprio tutto tutto tutto?…La formazione è importante, sia dal punto di vista della lettura di libri che sotto il profilo dei corsi e seminari. Certo, come in tutte le cose c’è il buono e il cattivo e occorre una scelta consapevole ed orientata.24. Pregi e difetti della formazione nella finanza, spiegati da uno che se ne intende… se ne può fare a meno?Il nuovo portale www.alpha2.it che ho da poco inaugurato insieme all’amico Luca Giusti è la risposta alla tua domanda. Penso fermamente che una formazione di qualità possa essere utilissima al trader. Certo, si può fare a meno della formazione, ma credo che imparare dagli errori degli altri, anziché dai propri, sia una scorciatoia impagabile per arrivare al traguardo in minor tempo e con il proprio capitale psicologico e monetario ancora integro.25. Il tuo approccio recente sembra tendere a replicare alcune delle strategie che i grandi fondi hedge applicano nei loro investimenti. Ma allora dai celebri fondi total return si può veramente imparare qualcosa?Ho iniziato a fare spread trading quasi inconsapevolmente: nel mio trading intraday compravo i titoli forti, quelli che si presentavano all’inizio giornata come i migliori del listino, e shortavo quelli deboli. In questo modo mi mettevo al riparo dai repentini cambi di direzione del mercato. Poi ho affinato la tecnica, prendendo spunto da quelle usate nei grandi fondi dai quali ovviamente c’è sempre da imparare. Non senza dimenticare che il piccolo trader ha un innegabile vantaggio rispetto a questi grandi fondi: la maggiore flessibilità.

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