Intervista a Stefano Fanton
By tradando in Le Interviste, Articolo | 1 comment
Stefano Fanton, uno dei più grandi esperti, in Italia, di trading sistematico. Responsabile Formazione Traders di Scalping School, di cui è uno dei soci fondatori. A Tradando2008, nella sala “Visual Trader e Trading Library”, parlerà di trading systems.
1. Raccontaci un “salvataggio sulla linea”, un’operazione che poteva portare a una grande perdita, evitata alla fine. Quale dote ti ha aiutato di più?
Negli ultimi anni la mia attività di trading si è progressivamente spostata sui trading system e quindi, più che “salvataggi sulla linea” posso raccontare di operazioni disastrose evitate per mancanza di disciplina! Apparentemente un non-senso ma chi utilizza trading system, in particolare sui derivati, sa bene l’importanza che riveste la disciplina e la costanza.
2. Solitamente un trader si specializza in pochi mercati. Qual è il tuo, quale sceglieresti per cambiare e perché?
Mi sono specializzato nei titoli sottili, vere e proprie bombe di volatilità che permettono, con la dovuta cautela, di realizzare trade spettacolari con rischi controllabili. Il grosso limite che riscontro è anche il miglior pregio, tanta volatilità che richiede uno stomaco allenato a grossi guadagni e grosse perdite. L’altra mia specializzazione è sul future spmib che prediligo al Dax per la minore volatilità, nell’applicazione di un trading system volatilità e direzionalità sono funzionali alle performance quando non sono improvvisi ma progressivi. A parte alcune giornate di noia mortale il future spmib si presta all’impiego di strategie automatiche intraday. Mi piacerebbe tradare le valute, un mercato molto più liquido, ma al momento sono più che contento di quello che sto facendo.
3. Il trading è una metafora della vita, come ogni attività nella quale un uomo mette tutto se stesso. Cosa non può mancare in questa metafora, ma indica una cosa sola…?
“Ridentem dicere verum: quid vetat?”
“Dire la verità ridendo: cosa lo vieta?”
4. Uscire da un trade è più difficile che entrare, e forse il talento sta proprio in come si esce. Tu su che basi lo fai, quando non lo hai deciso in anticipo?
La gestione del rischio, semplicemente cerco che la perdita massima sia almeno e sottolineo almeno 1/3 del guadagno medio. Alla lunga la prudenza vince sempre.
5. Dopo tanti anni, forse sono stupido, ma non ho capito ancora bene la differenza tra investimento e speculazione, a parte forse la durata… tu che idea hai?
Tito Lucrezio Caro, un filosofo latino, ha lasciato, più di 2.000 anni fa, un pensiero molto arguto ai posteri: “quello che è cibo per uno per altri è amaro veleno”. Ricordate sempre che per uno che investe c’è uno che disinveste. Per un trader l’investimento è una speculazione di breve andata male. Per un investitore una speculazione è un investimento che ha dato frutti in fretta.
6. Cosa fai dopo un trade sbagliato per colpa tua?
L’occhio con cui vedo il mercato è lo stesso con cui il mercato vede me. Mi giro dall’altra parte e continuo a tradare.
7. È possibile operare per anni sempre con la stessa tecnica?
Certamente, quello che cambia, e non poco, è la percezione del rischio. Più denaro si possiede e meno si è disposti a rischiare. Credo comunque che il trading sia un ottimo rivelatore di personalità. Non si inganna!
8. Che peso ha lo studio nel mantenimento di buone performance? È possibile continuare a guadagnare senza studiare?
William D. Gann era solito ripetere che: “La conoscenza è il più prezioso dei capitali”. Come non essere in pieno accordo? Tuttavia troppa conoscenza alimenta le fiamme del dubbio che ardono senza sosta. Le tecniche di trading sono spesso in contrapposizione tra loro come pure i segnali, occorre chiarezza.
Quando sei deluso e pieno di dubbi,
nemmeno cento libri di analisi tecnica sono sufficienti.
Quando sei giunto alla comprensione,
anche una sola parola è di troppo.
Troppo Zen? Non credo, chi ha già percorso la via del trading profittevole sono certo che ha compreso il messaggio.
9. Trading part time o trading a tempo pieno. In cosa sono simili e in cosa sono diversi?
Nell’approccio che nel primo caso non può essere sistematico. Vengono quindi a mancare molti elementi utili nel trading. Il trading professionale richiede costanza e metodo, altrimenti è una passione, un hobby più o meno redditizio.
10. Per cosa sono utili i software, in cosa sono inutili, in cosa addirittura dannosi?
I software rendono veloce e possibile ciò che sarebbe lento e arduo.
La mente, con la riflessione, rende lenta una decisione veloce.
Il trading, indifferente a software e riflessioni, richiede la pressione di un dito su tasto.
Utile o dannoso solo il profitto può documentarlo.
11. Ogni trader nella ricetta operativa mette il money management. Ci dici cosa è e cosa concretamente significa, al di là delle definizioni?
Qualsiasi gioco che abbia in palio del denaro moltiplica l’intensità delle emozioni dei giocatori. Pessimismo, paura, collera, rabbia, tristezza, ansia, depressione, frustrazione, rassegnazione, vergogna, gelosia. Ottimismo, coraggio, speranza, gioia, sorpresa, eccitazione, frenesia, trionfo. Le emozioni hanno effetto sugli aspetti cognitivi causando diminuzioni o miglioramenti nella capacità di concentrazione e alterando la sfera comportamentale dell’individuo.
12. Cosa è per te un contrarian?
La mia controparte nel mercato. Lo ringrazio pubblicamente!
13. Un’altra regola d’oro è “la disciplina”. Ma dire che “bisogna essere disciplinati” è un po’ come dire che “bisogna essere intelligenti”. Potresti aggiungere qualcosa?
Quando ero piccolo mio padre, vista la mia curiosità per il fuoco, mi fece avvicinare alla pentola e finalmente potei toccare il lucente oggetto che tanto stimolava la mia curiosità. Ovviamente mi scottai la mano ma appresi una lezione… mai toccare una pentola sul fuoco! La disciplina non è altro che la capacità di eseguire gli ordini che ci siamo dati noi stessi, per essere veramente disciplinati è necessario avere paura dell’evento imprevisto, conoscerlo, averlo già subito. La disciplina è frutto dell’esperienza, non è una qualità innata nell’individuo. Abbiate quindi paura di voi stessi per prima cosa!
14. Fare il trader a tempo pieno è una scelta o un obbligo, perché i prezzi comunque ti occupano la mente in continuazione?
Per me è una scelta, ho sempre utilizzato un approccio prudente e quindi investo una piccolissima parte di ciò che ho guadagnato negli anni. Lascio tutto riposare in obbligazioni e con loro riposa anche la mia ansia e il mio stress. Il trading è un mezzo non un fine!
15. La prima regola di Paul Tudor Jones è “proteggi quello che hai”. A parte i soldi, cosa deve proteggere un trader sopra ogni cosa?
La propria salute fisica e mentale che in molti “scalper professionisti” è in serio pericolo per la freneticità dell’azione alla quale sono sottoposti.
16. Secondo molti la dotazione di capitale psicologico è forse più importante del capitale finanziario. Qual è l’aspetto più rilevante del tuo capitale psicologico?
Che ho un discreto capitale finanziario.
17. Ma un approccio “militare” non semplifica tutto? E non fa piazza pulita della psicologia e altri ostacoli?
L’approccio militare è utile nell’eseguire gli ordini. Non dimentichiamo che le guerre le vincono i generali con la strategia. La pianificazione e l’attuazione del piano sono due cose assolutamente diverse.
18. Esistono gli imprevisti, o lo stop loss usato rigidamente li elimina di fatto?
Lo stop loss non elimina gli imprevisti, nemmeno in intraday. Li camuffa da sfortuna!
19. Cosa è più formativo per te come trader? Alludo all’attività di pensiero che più ti rafforza per operare…
Operare è semplice, la difficoltà risiede nel trovare stimolante un’attività che alla lunga corre il rischio di diventare fine a se stessa. Tradare per vivere o vivere per tradare?
20. Nel trading disciplinato che spazio c’è per l’intuito?
Nessuno. Forse.
21. E per il talento? Cioè, cosa porta a performance diverse due trader che usano esattamente le stesse tecniche?
Il fatto che le tecniche non sono proprio le stesse altrimenti anche le performance lo sarebbero. A parità di ingresso cambia l’uscita che per precedenti esperienze o per paura viene anticipata. Oppure cambia la quantità di denaro che si investe su segnali rischiosi ma che possono poi produrre grossi gain. La performance non è un elemento identificativo della rischiosità della strategia, occorre verificare come si sono formati i profitti. Il talento, ovviamente, riduce di molto il tempo necessario per imparare a guadagnare.
22. Immagino che una parte dei denari guadagnati non vengano reimmessi nel trading. In cosa li investi? Ancora titoli, case, opere d’arte?
Case fino a poco tempo fa, ora solo obbligazioni.
23. Una buona parte dei trader di alto livello scrivono libri, e sugli altri c’è chi scrive libri. A cosa serve (a parte i diritti d’autore): a chiarirsi le idee, a diventare più famosi, a far parte di una comunità più ampia? Puro narcisismo?
Questa è una domanda che mi interessa di vicino… Ho appena pubblicato un libro sui trading system (Trading System su Strumenti Finanziari Altamente Speculativi – Edizioni Scalpingschool www.scalpingschool.com) e posso quindi spiegare in prima persona alcune motivazioni. Innanzitutto i diritti d’autore in un mercato così di nicchia rendono economicamente poco conveniente scrivere libri, se dovessi remunerare, con le royalties, a paga oraria il lavoro che ho svolto per creare il libro probabilmente finirei col guadagnare 2 o 3 euro all’ora. A me è servito sia per schiarirmi le idee che per puro e semplice narcisismo. Mi gratifica molto fare formazione e scrivere articoli o libri, non è assolutamente un peso. Inoltre tutti i miei soci sono miei ex corsisti, si conosce molta gente interessante condividento un pò di conoscenza.
24. Cosa si può imparare dai libri di altri trader? Siamo sicuri che dicano proprio tutto tutto tutto?…
Un’immagine vale 10.000 parole, l’esperienza diretta è il maestro migliore. Dai libri si impara la direzione da seguire ma poi la strada da percorrere è un sentiero solitario.
25. Qual è la molla che spinge un trader a passare da un’attività discrezionale a una sistematica. È un riconoscere i propri limiti oppure il bisogno di “incanalare” e codificare le proprie conoscenze?
Si limita drasticamente il rischio rovina e si acquisisce una serenità operativa diversa, più consapevole. Inoltre si scopre che ciò che si credeva vero, se sottoposto ad attenti esami, a volte non è poi così vero…. I numeri non mentono.
26. Il passaggio a un trading sistematico influenza la componente emozionale della fase del trade? Magari riducendola? E in questo caso, se ne sente la mancanza?
Non credo proprio. Anzi, lo stress emotivo si trasforma di pari passo con la strategia. Non dimentichiamo che il trading system da i segnali ma che poi siamo noi a doverli eseguire materialmente. A volte il segnale è poco tecnico e a volte è totalmente fuori dalla logica grafica, vanno seguiti tutti i segnali ma è sempre difficile farlo.
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